Coronavirus nel mondo, facciamo il punto: come rispondono gli Stati ?

10 marzo 2020 Quello che manca di fronte alla diffusione del virus (che non conosce frontiere) è una risposta omogenea da parte dei diversi Paesi. Il ventaglio va da chi adotta misure estremamente restrittive (Cina, Corea del Sud, ora Italia) a chi assume comportamenti attendisti per non danneggiare l’economia e non spaventare la popolazione.

Vediamo alcuni di questi Paesi “lassisti”:

SPAGNA: pur essendo perfettamente informate sulla situazione italianale autorità hanno minimizzato fino ad ora. L’8 marzo con un focolaio già conclamato a Madrid c’è stata nella capitale una manifestazione con centinaia di migliaia di persone. Ora la situazione sta esplodendo e rispondono in ordine sparso (lì la sanità è di competenza delle comunità autonome, l’equivalente delle regioni italiane) per ora sono state chiuse le scuole solo nelle regioni di Madrid, La Rioja e a Vitoria (provincia dei Paesi baschi).

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Livragare (parole dimenticate)

Inauguriamo la rubrica Parole dimenticare (ma da recuperare) con il termine:
LIVRAGARE

che significa: sopprimere nascostamente, rapire e uccidere

da cui deriva: LIVRAGATORE = assassino

l’Eritrea italiana

Il termine deriva dal nome del tenente dei carabinieri Dario Livraghi, comandante della polizia coloniale a Massaua (Eritrea), che alla fine dell’800 si rese responsabile di aver ordinato torture, violenze e fucilazioni senza processo nei confronti della popolazione locale.

Il tenente Livraghi, accusato nel 1891 di gravi delitti nella colonia Eritrea, riparò in Svizzera da dove scaricò le colpe sui governatori della colonia che si erano susseguiti, i generali Baldissera e Orero dichiarando testualmente al giornale “La Tribuna”

“affermo che molti indigeni caduti in sospetto, perché ostacolavano la politica del Comando, o perché provocarono defezioni fra le bande assoldate , furono fatti trucidare per disposizione […] (p. 438) Continue reading

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Puig Antich 46 anni dopo

Oggi 2 marzo 2020 sono 46 anni dal barbaro assassinio compiuto dallo Stato spagnolo nei confronti di  Salvador Puig Antich, anarchico e membro del  MIL (Movimiento Ibérico de Liberación).

Un omicidio compiuto con lo strumento medievale della garrota dal regime del moribondo Francisco Franco.

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Occupazioni anarchiche a Milano (1975-1985)

In un precedente articolo abbiamo pubblicato materiali introvabili (e segnalato pubblicazioni) sulle esperienze di occupazioni di case e spazi sociali realizzate dal movimento anarchico a Milano a cavallo tra gli anni 70 e 80.

Ora, su questo stesso argomento segnaliamo l’uscita del libro di Mauro De Agostini, ABBATTERE LE MURA DEL CIELO: Storie di anarchiche, anarchici e occupazioni (Milano 1975-1985), Zero in condotta, Euro 15,00.

Dall’indice del volume: Continue reading

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Giù le mani dalla banda degli ottoni !

giù le mani dagli ottoni 2

2/3 Ultimora: presidio annullato causa restrizioni coronavirus

Solidarizziamo con la “banda degli ottoni a scoppio”, nota compagine musicale molto attiva nelle attività di movimento (ricordiamo tra le altre la sua partecipazione alla manifestazione antimilitarista di Gorizia del 4 novembre 2018) al centro di una inverosimile manovra repressiva.

Prosegue il processo contro il dissenso sociale – insieme al presidio parla la difesa con i suoi testimoni – aula 6 terzo piano.
E’ importante la presenza di tutti coloro che credono nella libertà e in quella di esprimere il dissenso senza intimidazioni e senza paura.
PRESIDIO! 5 MARZO 2020 – ore 9.30 davanti al palazzo di Giustizia – c.so P.ta Vittoria Milano (oppure ore 9.00 al bar all’angolo).

vedi sito della Banda degli ottoni

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FOIBE E LITORALE SLOVENO: ovvero come si manipola la Storia

(di Zub) Sapevate che in Slovenia il 15 settembre è la “Festa della ricongiunzione del Litorale sloveno alla madrepatria” ?

La festa del ritorno del Litorale sloveno alla Madrepatria

Probabilmente non ne avete mai sentito parlare. Sicuramente invece avete sentito dire che in Italia il 10 febbraio è il “giorno delle foibe”. Certamente non sapete che le due ricorrenze (un giorno di festa e un giorno di lutto) si riferiscono allo stesso medesimo evento: il trattato di pace tra Italia ed Alleati, sottoscritto il 10 febbraio ed entrato in vigore il 15 settembre 1947, che ha tolto alcuni territori all’Italia per assegnarli all’allora Jugoslavia.

Ecco due esempi di come la Storia viene manipolata e piegata agli interessi politici del momento. In questo articolo cercheremo di capirci qualcosa.

In Italia il “giorno del Ricordo” è stato introdotto nel 2004 dall’allora governo di destra di Silvio Berlusconi col dichiarato scopo di «conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale».

La Festa della ricongiunzione del Litorale sloveno alla madrepatria slovena è stata introdotta (ma guarda un po’) l’anno successivo, nel 2005 ed in occasione della sua prima celebrazione il premier sloveno Jansa avrebbe dichiarato (usiamo il condizionale) che se dopo la seconda Guerra Mondiale “il regime jugoslavo non avesse trascinato il Paese al di là della cortina di ferro, avremmo potuto contare anche su Trieste, Gorizia e la Slavia veneta” .

Nel corso degli anni il giorno del Ricordo ha assunto in Italia connotazioni sempre più aggressive, nazionaliste e revansciste, mentre la cosiddetta “Sinistra” nostrana ha progressivamente abbandonato ogni senso critico. Ovviamente sloveni e croati hanno risposto per le rime.

Se secondo l’Italia Istria e Dalmazia “sono sempre state italiane” (vedi dichiarazioni di Tajani nel 2019) secondo Slovenia e Croazia “sono sempre state slovene e croate)

(segue su Prateria ribelle)

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Giorno del Ricordo: “giornata dell’odio di orwelliana memoria”

Volentieri pubblichiamo la lettera dell’ex senatore Spetic relativa alle improvvide dichiarazioni del presidente Mattrella

Egregio Signor Presidente
della Repubblica italiana
on. Sergio Mattarella
Quirinale
Roma

Passata la “giornata dell’odio” di orwelliana memoria verrebbe la voglia di chiudersi in casa e lasciar decantare i rancori e la rabbia per le strumentalizzazioni e le falsità dichiarate in quest’occasione.
Il 6 agosto del lontano 1989 accompagnai il giovane Gianni Cuperlo, segretario della FGCI, in un suo pellegrinaggio pacifista e contro la violenza delle guerre partito dall’isola quarnerina di Arbe, dove in un campo di concentramento italiano morirono a migliaia, anche neonati, per poi continuare al Pozzo della miniera di Basovizza, cenotafio in ricordo delle foibe, e finire nella Risiera di san Saba, unico campo di sterminio con forno crematorio in territorio italiano, ancorché ceduto dai fascisti al III Reich di Hitler. In quell’occasione venne ribadito il no alla violenza cieca che a volte colpì anche qualche innocente.

Ci furono polemiche ed iniziative discutibili. Ne seguì, dopo la dissoluzione della federazione jugoslava, la costituzione della commissione mista italo-slovena che preparò un rapporto storico sulle vicende del confine orientale ma che l’Italia inaspettatamente non volle pubblicare. Era nel frattempo iniziato il periodo del revisionismo storico e della parziale riabilitazione dei “ragazzi di Salò”.
Poi si istituì per legge la Giornata del Ricordo, sostanziale contrappeso alla Giornata della Memoria, ridotta a semplice occasione per qualche sbrigativa cerimonia. Ormai da quindici anni subiamo ripetuti tentativi di fomentare l’odio contro i popoli vicini con accuse di “pulizia etnica” ed uccisioni di massa di persone “colpevoli soltanto di essere italiani”.
A questo coro Lei ha aggiunto la sua autorevole voce. Ma è proprio così? Il fascismo non c’entra? Era solo odio etnico? Mi permetta di segnalarle alcuni fatti incontrovertibili.

L’Italia fascista ha aggredito la Jugoslavia annettendosi la provincia di Lubiana, trasformata in una prigione a cielo aperto circondata da filo spinato. Nelle sue fosse ardeatine (Gramozna jama) l’esercito italiano fucilò in un solo mese più di cento ostaggi. In tutta la Slovenia ci furono stragi e fucilazioni indiscriminate di civili. Si legga la testimonianza del curato militare Pietro Brugnoli “Santa messa per i miei fucilati”.

In Montenegro fu peggio. Ma li decine di migliaia di soldati italiani decisero dopo l’armistizio di unirsi ai partigiani di Tito formando la divisione Garibaldi. Alle migliaia di caduti garibaldini venne eretto un monumento al quale solo il presidente Sandro Pertini rese omaggio.
In Istria la caduta del fascismo e l’arresto di Mussolini il 26 luglio 1943 provocarono una sollevazione dei contadini oppressi e dei minatori di Arsia. Vi furono uccisioni indiscriminate di possidenti terrieri, funzionari dello Stato, gabellieri ed esponenti fascisti, anche qualche vendetta personale. Furono infoibate alcune centinaia di persone.

Intanto i gerarchi fascisti sfuggiti alla “jaquerie” chiamarono da Trieste le truppe naziste. Per paura dei possibili delatori le uccisioni aumentarono. Complessivamente furono 400-500 in totale gli uccisi riesumati.

Ma i partigiani nel frattempo avevano anche salvato molte vite italiane. Pochi ne parlano, ma i partigiani sloveni, croati ed italiani fermarono a Pisino un treno bestiame pieno di soldati italiani diretto nei lager in Germania. Furono liberati, circa 600, e vestiti dalla popolazione con abiti civili affinché potessero raggiungere le loro case. Lo stesso successe in tutta la penisola istriana.

Poi arrivarono i tedeschi chiamati dai fascisti locali. La “Prinz Eugen Division” bruciò una ventina di paesi ed uccise 2500 persone. Mio padre, partigiano in Istria, venne ferito e curato dalla famiglia di colui che poi divenne il primo ambasciatore croato a Roma.

Nel maggio del ’45 le truppe jugoslave della IV Armata dalmata e del IX Korpus locale aiutarono i battaglioni di Unità operaia, lavoratori armati delle principali fabbriche e dei cantieri, a liberare Trieste assieme agli alleati neozelandesi. In quell’occasione alcune migliaia di persone vennero fermate per accertamenti. Gli elenchi erano stati evidentemente preparati dalla Resistenza locale. La gran parte venne rilasciata, mentre alcune centinaia accusate di vari crimini vennero passate per le armi. Nelle foibe del Carso triestino vennero inumati anche moltissimi soldati tedeschi caduti nelle battaglie attorno la città e che in seguito furono recuperati e trasportati al cimitero militare di Costermanno.

Sia a Trieste che a Gorizia vi furono, nella resa dei conti, anche vittime innocenti tra cui persino aderenti ai CLN italiani. Così come vi furono uccisioni da parte di criminali comuni che si fecero passare per partigiani. Scoperti vennero poi giustiziati dagli stessi jugoslavi.
E’ vero. La fine della guerra in tutt’Europa vide momenti di atrocità e di vendetta, ma non si può parlare di pulizia etnica o di uccisi “soltanto perché italiani”.

E’ inutile parlare di pace ed Europa se poi la complessità storica viene ridotta a semplificazioni spesso funzionali alla progressiva riabilitazione del fascismo ed attraverso questa dei suoi nuovi fenomeni razzisti, nazionalisti e revanscisti.
Io condanno le violenze gratuite e lo spirito di vendetta che si cerca di rinnovare in questi momenti difficili in cui il continente europeo è attraversato da rigurgiti pericolosi quanto antistorici.

Mi permetta, Signor Presidente, di osservare che le sue parole non aiutano certamente la collaborazione tra i popoli del Nord Adriatico, ne la conciliazione che può rafforzarsi soltanto nel ricordo della comune lotta contro il nazifascismo e per la libertà. Vicino a Fiume operò un battaglione di partigiani italiani, croati e sloveni che significativamente si chiamava “Fratellanza”. Vicino c’è il paese di Lipa dove tedeschi e fascisti uccisero, come a Sant’Anna di Stazzema, tutti gli abitanti, circa trecento, bambini compresi.

Non le chiedo di recarsi a Lipa o alle fosse ardeatine di Lubiana, e nemmeno all’isola quarnerina di Arbe. Per capire meglio la storia del confine orientale basterebbe che Lei visitasse il cimitero di Gorizia, dove giace Lojze Bratuž, mite cattolico e musicista, che nel 1936 a Podgora diresse canti in lingua slovena durante la messa natalizia. Due giorni dopo i fascisti gli fecero bere olio di macchina mescolato con benzina e frammenti di vetro per cui morì dopo un’atroce agonia durata settimane. Lasciò due bambini e la moglie, nota poetessa, che durante la guerra venne sadicamente torturata dai poliziotti dell’ ispettorato speciale di PPSS diretto dal commissario Gaetano Collotti, giustiziato dai partigiani veneti e poi decorato dalla Repubblica Italiana con medaglia d’argento per i “meriti acquisiti nella difesa dell’italianità del confine orientale”. L’on. Corrado Belci cercò inutilmente di farla revocare. La decorazione è ancora valida come quella al carabiniere che a Trieste uccise una ragazza, la staffetta partigiana Alma Vivoda. In compenso nessun riconoscimento andò al maresciallo dei carabinieri del comune di Dolina, vicino a Trieste, che durante un rastrellamento tedesco si rifiutò di indicare le famiglie di sentimenti partigiani. Venne caricato per primo sul camion che lo portò in Germania, da dove non fece ritorno. Venne respinta persino la proposta di intitolargli la locale caserma dell’Arma…

Vede, Signor Presidente, la legge istitutiva del Giorno del Ricordo fissa la data del 10 febbraio che invece dovrebbe essere una festa per ricordare la firma del Trattato di pace a Parigi nel 1947 quando 21 paesi della vittoriosa alleanza antifascista riconobbero, grazie alla Resistenza che la riscattò, l’Italia come paese cobelligerante e quindi parte della comunità dei paesi democratici e civili, mentre la Germania e l’Austria vennero divise in zone di occupazione militare. L’Italia perse i territori conquistati nella Grande guerra. Nei due paesi rimasero minoranze slovena ed italiana.

L’esodo degli italiani dall’Istria venne regolato anch’esso dal Trattato di pace. Fu comunque una tragedia per molti, come lo fu per gli sloveni ed i croati che nel primo dopoguerra dovettero emigrare per salvarsi la vita dalla violenza iniziata già coll’incendio della Casa nazionale degli sloveni a Trieste nel luglio 1920 cui seguì una dura repressione fascista.

La pace ed il riconoscimento dei rispettivi confini col Trattato di Osimo del 1975 gettarono le basi per una convivenza pacifica e la collaborazione in tutti i settori dell’economia, della scienza e della cultura con prospettive di sviluppo inattese, che il rivangare dei sentimenti di revanscismo e di odio possono inficiare.

Spero di averla fatta riflettere.
Ossequi.

Stojan Spetič, già senatore del PCI

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Vakhtang Enukidze: UN NUOVO CASO CUCCHI ?

La morte (ufficialmente “per rissa”) del cittadino georgiano Vakhtang Enukidze detenuto nel CPR di Gradisca suscita pesanti interrogativi.

Quando sono trapelate le accuse dei compagni di detenzione, secondo cui il recluso sarebbe stato ammazzato di botte dalla polizia “prontamente il procuratore ha dichiarato che erano “tutte illazioni” e il 21 alle 4 di mattina sono stati deportati in Egitto, senza che nessuno lo sapesse, i tre compagni di cella di Vakhtang, che erano tra coloro che si erano detti disponibili a testimoniare. Questo è il modo in cui la “procura sta indagando”, come ci dicono i giornali.” 

Anche il capo della polizia Gabrielli ha ritenuto di intervenire in difesa delle forze di polizia. Già, e chi interviene in difesa di questi reclusi “amministrativi”, che, proprio perchè sono incarcerati “amministrativamente” non godono neppure dei diritti dei detenuti normali ?

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VIOLENZE AL CPR DI GRADISCA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

“Dopo il presidio di sabato 11, la notte, i militari sono entrati
nelle celle del CPR di Gradisca, hanno picchiato ed hanno preso le sim card di alcune delle persone con cui abbiamo parlato al presidio.
Ieri, domenica 12 gennaio dalle 14:00 alle 16 ci sono state rivolte nel CPR, nell’ala più vicina alla strada dove ci sono 5 celle da 6 persone ciascuna. Le persone recluse sono riuscite a rompere i vetri, a staccare i letti a raggiungere il muro e 8 sono riusciti a saltare oltre il muro. 3 sono stati riportati dentro il centro e picchiati, 5 sono riusciti a scappare, tra di loro alcuni ragazzi molto giovani. Un ragazzo dei 3 che sono stati riportati al CPR è stato portato in ospedale, un altro sta male.
Un ragazzo marocchino oggi ha tentato di suicidarsi ed è stato fermato dagli altri.
In questo momento ci sono materassi in fiamme per riscaldarsi e vengono sparati gli estintori dentro le celle.
Che tutti i muri dei CPR cadano ! Tutti liberi e tutte libere!

NO Frontiere FVG

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Quando Pignarul fa rima con stupidità: Poincicco di Zoppola

La tradizione dei fuochi epifanici, molto diffusa in tutto il Nordest con nomi vari: pignarui, foghere, panevin ha origini antiche e indica il desiderio di bruciare il vecchio per lasciare spazio al nuovo.

Tutto quindi ci saremmo aspettati meno che vedere la giovane ecologista Greta Thunberg bruciata in effigie a Poincicco di Zoppola.

Certo un fuoco epifanico è inquinante (infatti a distanza di due giorni il clima risulta nettamente peggiorato ovunque), ma è decisamente stupido dare fuoco ad una delle più significative novità dell’anno scorso. Ma il peggio poi è vedere la giovanissima attivista rappresentata con due seni nudi prorompenti. Alla stupidità si aggiunge l’insulto sessista. Quando si vuole svalutare l’operato di una donna ecco sempre il ricorso ad attributi sessuali esagerati.

Il nostro commento ? Solo disgusto.

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