La storica banda musicale milanese si trova ora al centro di una inverosimile vicenda giudiziaria. pubblichiamo il loro comunicato esprimendo la massima solidarietà e invitiamo ad esprimere solidarietà direttamente sulla loro pagina FB o (meglio ancora) a versare un contributo per le spese legali utilizzando il link “donazioni” del sito (ottoniascoppio.org) indicando la causale “giù le mani dalla Banda”

La banda degli ottoni durante una manifestazione
Il 7 dicembre 2014, nella città che si preparava all’Expo, come ogni anno si preannunciavano contestazioni alla Prima della Scala. In un clima volutamente tenuto a livelli di tensione alto, la Banda degli ottoni a Scoppio, storica banda militante di strada, riconosciuta anche con l’Ambrogino d’oro, ha giocato un ruolo determinante affinché fosse garantita l’agibilità della piazza da parte dei dimostranti, semplicemente usando la musica come strumento di azione e interposizione contro chi, in quella piazza, cercava a tutti i costi lo scontro per criminalizzare il dissenso.
Pensiamo che per questo motivo, dopo oltre tre anni, due nostri compagni della Banda sono stati denunciati e rischiano condanne di svariati anni. Respingiamo con forza questo tentativo di criminalizzare l’azione politico-musicale, pacifica ma determinata, dei due “banditi” e di tutti gli “Ottoniascoppio”. Per questo le denunce e la persecuzione le sentiamo rivolte a tutto il mondo della musica e dell’arte in generale.
Esprimiamo solidarietà a Spinash e Juancarlos, chiediamo la solidarietà di tutti coloro con i quali, in oltre trent’anni, abbiamo marciato, ballato, cantato e lottato.
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(La Repubblica, Milano 29 dicembre 2018)
La stretta securitaria di Salvini si sta abbattendo anche sulle occupazioni di case e di spazi sociali. In un paese come l’Italia, in cui decine di migliaia di immobili ( di proprietà di grandi immobiliari o pubblica) rimangono colpevolmente vuoti per decenni mentre i ceti più poveri faticano a trovare un alloggio alla portata delle proprie tasche, l’occupazione abusiva ha sempre costituito uno sfogo naturale (e inevitabile) al problema abitativo.
Ma il momento peggiore arriva con l’8 settembre 1943, dopo l’armistizio i tedeschi occupano buona parte d’Italia e costituiscono un governo fantoccio: la Repubblica Sociale Italiana diretta da Mussolini. Il Friuli, la Venezia Giulia, l’Istria, Fiume, Lubiana vengono governate direttamente dai tedeschi con il nome di “Zona di Operazioni Litorale Adriatico” (Operationszone Adriatisches Küstenland).


Tra gli “eroi” controversi della Prima Guerra Mondiale dobbiamo ricordare il generale Carlo Sanna. Combattè coraggiosamente sull’Isonzo senza risparmiare la sua vita (e soprattutto quella dei suoi soldati). Nel 1919 comandava le truppe a Torino dove represse agitazioni e scioperi. Antonio Gramsci ricordò in seguito questa sua minaccia “disse che se un soldato sardo [cioè della Brigata “Sassari” da lui comandata] fosse stato toccato, tutta la città sarebbe stata messa a ferro e fuoco e anche i bambini di cinque anni ne sarebbero andati di mezzo”.
Migliaia e migliaia di uomini provarono ad evitare la guerra: chi cercando di resistere alla montante esaltazione patriottica e alla propaganda bellicista, chi cercando semplicemente di sfuggire al fronte attraverso la diserzione o la renitenza, chi ancora rifiutando di eseguire gli ordini ed ammutinandosi. E’ una storia poco conosciuta e nascosta, come nascosti dalla propaganda dell’epoca furono le terribili condizioni dei giovani che vennero mandati a morire nelle trincee, gli episodi di fraternizzazione tra nemici, le rese di massa, le decimazioni e le esecuzioni “pour l’exemple”, il destino postbellico dei mutilati e degli “scemi di guerra” 