ebrei nella grande guerra, “inutile strage” e Shoah: un tragico equivoco

Al Binario 21 di Milano, il memoriale della Shoah costruito nel luogo dove venivano riempiti i vagoni piombati per Aushwitz è stata allestita la mostra “1915-1918. Ebrei per l’Italia” a cura del CDEC.

Mostra come gli Ebrei italiani, perfettamente inseriti nella comunità nazionale, si siano divisi tra neutralisti ed interventisti (come il resto dei loro compatrioti) per poi andare coraggiosamente a farsi scannare “per la patria”, ammazzando, quando capitava, pure gli Ebrei austriaci.

Parecchio spazio viene dedicato anche agli Ebrei triestini. Colpisce vederetra gli altri il dott. Weiss (padre della psicoanalisi in Italia immortalato da Svevo) in divisa austriaca.

Quello che la mostra vuole sottintendere è “l’Italia, con le leggi razziali fu matrigna nei confronti degli Ebrei che si erano sacrificati per lei”. QUALE SPAVENTOSA MIOPIA !

NON SI RENDONO CONTO, I CURATORI DELLA MOSTRA, CHE FU PROPRIO IL DELIRIO BELLICISTICO DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE A GENERARE IL FASCISMO, IL NAZISMO ED – INFINE – LO STERMINIO STESSO DEGLI EBREI ?

SOLO LA CONDANNA DELL’IMPERIALISMO, DEL MILITARISMO E DEL NAZIONALISMO PUO’ IMPEDIRE IL RITORNO DEI MOSTRI RAZZISTI DEL PASSATO !

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IL RAZZISMO DI SALVINI E QUELLO DI SÁNCHEZ

A fronte della vergognosa offensiva razzista di Salvini capita spesso di sentire, da parte di qualche incauto militante “di sinistra”, elogiare la politica di accoglienza spagnola.

È questo un entusiasmo che andrebbe molto stemperato. Il governo di Pedro Sánchez che l’11 giugno ha accolto in pompa magna i 630 migranti trasportati dall’Aquarius e respinti da tutti i paesi europei è lo stesso che usa regolarmente il pugno di ferro nei confronti dei profughi provenienti dal Marocco.
La Spagna fa infatti ampio uso di un accordo siglato col Marocco nel lontano 1992 che prevede il respingimento senza troppe formalità entro 10 giorni dei profughi provenienti dal paese africano. La stampa locale le chiama espulsioni espresso visto che possono concludersi in 24 ore (e il governo ne difende la legittimità davanti alla Corte di Strasburgo).
Il Marocco non è certo la Libia (devastata dalla guerra civile) ma risulta comunque difficile definirlo un “porto sicuro”, visto che è governato da una monarchia (di fatto) assoluta conosciuta per i suoi feroci metodi repressivi. Continue reading

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Contro le frontiere e contro i Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR)

CPR (Centro di Permanenza per il Rimpatrio) è l’ultimo dei tanti nomi (CPTA, CPT, CIE) dati alle strutture detentive per migranti irregolari istituite nel 1998 dalla Legge Turco-Napolitano.

Il decreto Minniti-Orlando 13/2017 (poi Legge 46/2017) prevede l’apertura di un CPR per regione. In FVG, dovrebbe essere riaperta la struttura di Gradisca d’Isonzo, ex caserma convertita in CIE nel 2006 e chiusa nel 2013, grazie alle rivolte di chi vi era rinchiuso.

Ufficialmente, il CPR è un luogo di detenzione amministrativa in cui sono costrette in stato di reclusione persone non comunitarie che vengono ritrovate prive di documenti regolari di soggiorno oppure già destinatarie di un provvedimento di espulsione, in quanto prive di permesso di soggiorno, perché scaduto o perso. Spesso le persone diventano irregolari perché scade il visto turistico o di studio, perché perdendo il lavoro perdono anche il permesso di soggiorno o perché si sono viste rigettare la richiesta di asilo politico continua a leggere su https://nofrontierefvg.noblogs.org/

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Non è che odi Ada Colau, è che ho buona memoria e poca fiducia

La sindaca di Barcellona Ada Colau è diventata un’icona di certa “sinistra” nostrana. Meritatamente ? Proprio no ! per sfatare questo mito (di quanti altri Tzipras abbiamo bisogno ?) riproponiamo questo  documentato post pubblicato sul blog Barnaut.org a luglio 2018 (al link il testo originale)

Non è che odi Ada Colau, è che ho buona memoria e poca fiducia
Da
CompagnoV –
luglio 16, 2018

Siamo ormai alla fine di questa stagione, all’inizio delle vacanze e possiamo fare una valorazione di questo anno nella sua complessità. Abbiamo ricevuto alcune critiche, piú o meno fondate, su come abbiamo trattato il modo di funzionare della giunta Colau. Ora io non posso rispondere per tutti, mi posso solo limitare a dare la mia opinione.

Partiamo dalla base. Non è che io odi politicamente o personalmente Ada Colau. É che ho buona memoria e poca fiducia.Tutto qui.

La Giunta Colau non è un gruppo di amici dei movimenti sociali che un giorno, tra una birra in lattina per strada e una paella vegana in centro occupato, hanno deciso di organizzare un partito assembleario, vincendo da soli contro tutt i vecchi partiti che per anni hanno governato questa città. Sarebbe romantico, e in parte falso, vedere la storia in questo modo. Continue reading

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Trieste: il ritorno delle leggi razziali

Incredibile ma vero. A Trieste il Comune ha negato la sala per una mostra sulle leggi razziali realizzata dal Liceo “Petrarca”.

Il motivo ? Non piaceva la locandina ! Tutti i giornali ne parlano, il TG regionale tace.

VERGOGNA |

La Repubblica

Il Piccolo

Trieste prima

ANSA

CONTRORDINE CAMERATI ! di fronte alla levata di scudi dell’opinione pubblica il sindaco fa marcia indietro e concede la sala, penose le giustificazioni! Lo ripetiamo: VERGOGNA !

 

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Facebook censura? Mandatelo a quel paese, venite su Mastodon !

(Riceviamo e volentieri pubblichiamo) Non abbiamo ancora visto il film su Cucchi (rimedieremo al più presto) ma intanto ne abbiamo visto un altro, bruttino, un po’ banale. I buoni erano ragazzi arrabbiati contro le violenze degli uomini di stato, i cattivi le solite multinazionali senza scrupoli.
La trama: esce al Cinema “Sulla mia pelle”, il film di Alessio Cremonini con Alessandro Borghi e Jasmine Trinca che racconta la vicenda di Stefano Cucchi, morto trentenne nell’ottobre 2009 dopo un pestaggio dei Carabinieri. A distribuirlo nelle sale è Lucky Red, uno dei principali player del mercato italiano. Contemporaneamente, va sul catalogo di Netflix. Spazi sociali e realtà associative, in molte città, decidono di proiettarlo pubblicamente e gratuitamente, perché quella terribile storia di ferocia in divisa raggiunga più persone possibile. Quasi tutte hanno adottato Facebook tra i canali su cui promuovere le proiezioni. Lucky Red dice a Facebook: ehi guarda, il copyright di quella roba è mio. E Facebook cancella eventi e messaggi dalla propria piattaforma. Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, esprime dispiacere e amarezza per la cancellazione.
Una trama banale, abbiamo detto, perché è tutto scontato. Una delle più grandi corporation mondiali, che di mestiere lucra su parole e immagini dei suoi utenti, protegge i profitti di alti ricconi, oligopolisti del lucroso mercato della distribuzione cinematografica, senza badare minimamente al sodo della questione, che ricordiamo è sempre un uomo ucciso dai carabinieri. Beh, che altro ci si dovrebbe aspettare da Facebook?
Serve a poco sdegnarsi e invocare la libertà di espressione, Facebook è un privato e di quel che ci si carica fa quello stracavolo che gli pare. Quello che invece serve è mandarlo a quel paese, smettere di usarlo per promuovere iniziative dal basso e in generele smettere di perderci tempo. Serve e si può, perché l’alternativa c’è.
Esiste la tecnologia per creare un social network libero dalle logiche del profitto e rispettoso dei propri utenti. Si chiama Mastodon, è software libero. Ed esistono migliaia di server, liberamente federati tra di loro, non assoggettati alla schiavitù del copyright né al business predatorio dei dati.
Noi siamo Bida, un collettivo di attivisti e hacktiviste attivo a Bologna, e il 13 giugno abbiamo aperto a tutti un nodo (istanza) mastodon che mira a preservare tutti i buoni insegnamenti dell’esperienza di Indymedia, che lo scorso decennio ha fatto la storia della comunicazione libera e autonoma. Per iscriversi non vogliamo nessun dato, basta una mail e basta non essere fascisti, sessisti o razzisti. L’indirizzo è http://mastodon.bida.im. Qui c’è il nostro manifesto, che spiega a fondo la filosofia del progetto: https://mastodon.bida.im/about/more. Durante questa estate si sono iscritte oltre mille persone e si è formata una community vivace, che fa controinformazione e discute in maniera costruttiva e rispettosa degli argomenti più svariati, dai più seri ai più futili. Di fake news, intolleranza, atteggiamenti offensivi o denigratori non c’è mai stata nessuna traccia. Insomma, si sta benissimo.
La quotidiana riappropriazione degli spazi digitali è la migliore arma per combattere le idee di odio, la manipolazione delle informazioni, la profilazione invasiva. E’ tempo per chi ha a cuore la libertà di abbandonare Facebook e aprire un account su un’istanza Mastodon, o se ne ha le conoscenze, di dar vita a un nuovo nodo.
La storia insegna che chi censura è destinato a soccombere.

 

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1918-2018: ad un secolo dalla fine dell’Inutile strage”

3 NOVEMBRE 2018 MANIFESTAZIONE ANTIMILITARISTA A GORIZIA. RICORDIAMO LA FINE DELL'”INUTILE STRAGE”, CHE CON I SUOI MASSACRI FU LA LEVATRICE DEL FASCISMO. Contro le guerre di ieri, di oggi e di domani. Partenza h 15,00 dal piazzale della Stazione

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IL TRIBUNALE SPECIALE FASCISTA: la “giustizia” di Mussolini

Il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, istituito con la legge 25 novembre 1926, n. 2008 (Provvedimenti per la difesa dello Stato), nell’ambito delle cosiddette “leggi fascistissime” fu uno degli strumenti più infami di repressione utilizzato dalla dittatura fascista.

tribunale speciale

Una seduta del Tribunale speciale

Non era costituito da magistrati di professione ma da ufficiali (consoli) della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale (la forza armata del partito fascista) a cui non era richiesto neppure il possesso della laurea in legge ! Il Presidente proveniva dall’esercito o dalla Milizia (anche a lui non erano richiesti studi giuridici). L’unico dotato istituzionlmente di preprazione giuridica era il relatore (peraltro senza diritto di voto) che proveniva dalla magistratura militare. Continue reading

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L’INFAMIA DELLE LEGGI RAZZIALI

LUGLIO 1938 VIENE PUBBLICATO IL “MANIFESTO DELLA RAZZA”, SETTEMBRE ESCONO LE LEGGI RAZZIALI VOLUTE DAL REGIME FASCISTA. RICORDIAMO LE TAPPE DI QUESTA INFAMIA

le tappe della legislazione razzista

Si tende troppo spesso a sminuire la gravità della persecuzione degli ebrei attuata dal fascismo. Tra il 1938 e il 1943 i provvedimenti razzisti divennero sempre più gravi e dal 1943 la “Repubblica di Salò” collaborò attivamente all’invio degli ebrei nei campi di sterminio. La cronologia che segue ripercorre – in modo schematico – le tappe della normativa razziale fascista.

1935-36 Dopo l’invasione italiana dell’Etiopia si registra un rapido avvicinamento tra il regime fascista e la Germania nazista.

1937 viene proibita ogni “relazione d’indole coniugale” tra gli italiani e i sudditi delle colonie, la pena prevista è “la reclusione da uno a cinque anni” (Regio Decreto Legge 19.4.1937 n. 880).

luglio 1938 Viene pubblicato il “Manifesto della Razza” in cui si dichiara tra l’altro “la popolazione dell’Italia attuale è nella maggioranza di origine ariana e la sua civiltà ariana […] è tempo che gli italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo […] Gli ebrei non appartengono alla razza italiana […] rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani […] I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo. L’unione è ammissibile solo nell’ambito delle razze europee.”

A partire dal settembre 1938 viene varata una lunga serie di provvedimenti razzisti Continue reading

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I Balilla tornano a Udine ?

Un lettore scrive al Messaggero veneto:
“Gentile Direttore,
concordo con le dichiarazioni del sig. Velliscig secondo cui il Jazz ha l’antifascismo nel DNA. Infatti il regime proibì questa musica, considerata “degenerata” e “negroide”. Tuttavia proprio per questo non abbandonerei il campo…
Non vorrei infatti che la principale attività culturale di Udine diventasse l’adunata dei Balilla in piazza Umberto I (pardon: piazza I Maggio)… […]

C’è di che riflettere…

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